TRADUZIONE DI UN ARTICOLO @ 12:48 am
Ecco un articolo, che ha cambiato la mia vita... Tradurlo è stata davvero una sofferenza!
LO STALINISMO PER SEMPRE di Anna Politkovskaja
LO STALINISMO PER SEMPRE di Anna Politkovskaja
Pubblicato sul Washington Post, USA)
Data di pubblicazione: 4 aprile 2006
Questa volta, nella lotta contro il terrorismo adottiamo di nuovo i metodi di Stalin. Scrivo per questo giornale americano su un tema, che in Russia non si può più toccare: i casi giudiziari legati al “terrorismo islamico”. Nei tribunali del nostro paese se ne vedono a centinaia di questi casi, la maggio parte dei quali, sono costruiti dagli organi di potere, affinché i servizi speciali possano dimostrare, quanto ‘effettivamente’ la Russia combatta il terrorismo e il presidente Vladimir Putin possa far impressione sull’Occidente.
Un’analisi accurata di questi casi giudiziari dimostra, che i protocolli degli interrogatori, spesso, sono stati falsificati, e le cosiddette “confessioni sincere” sono state ottenute, con le torture, da sospettati del tutto innocenti, puniti per azioni, compiute dal separatista ceceno Šamil Basaev.
Ecco solo un esempio di quanto accade. Recentemente la polizia e la procura hanno condannato due giovani studenti di Groznyj, Musu Lomaev e Michail Vladovskich, per aver compiuto una serie di palesi piccoli atti di terrorismo, portati a termine circa sei mesi prima in uno dei quartieri di Groznyj. A seguito di ciò, Valdovskich oggi è un invalido: gli sono state rotte entrambe le gambe, rotte entrambe le rotule delle ginocchia, danneggiati i reni e i genitali, ha perso la vista, ha i timpani lesionati, tutti i denti anteriori gli sono stati segati. Proprio in questo stato si è presentato davanti al tribunale.
Per costringere Lomaev a firmare la confessione, e lui ha confessato di aver compiuto cinque piccoli atti di terrorismo, gli hanno inserito un cavo elettrico nell’ano e hanno acceso la corrente. Ha perso conoscenza, lo hanno bagnato con l’acqua e, mostrandogli di nuovo il cavo elettrico, si sono apprestati a girare l’interruttore elettrico, così lui ha firmato la confessione, dove dichiarava di far parte di una banda assieme a Vladovskich. E questo, nonostante i due imputati siano stati presentati l’un l’altro dai loro carcerieri-torturatori.
A questa causa “hanno aggiunto” ancora un altro ragazzo giovane, Muslim Čudaev: prima della guerra viveva vicino alla famiglia di Vladovskich. Trascorrendo due giorni e due notti dietro le sbarre, ha confessato quindici reati, dopodiché i torturatori lo hanno trascinato in tribunale in veste di testimone d’accusa nel processo contro Lomaev e Vladovskich. La parte sinistra del suo volto era ustionata, le mani e le gambe gonfie, tutto il corpo era coperto di abrasioni e ecchimosi. Non poteva ne camminare ne stare in piedi: alle guardie è toccato, letteralmente, portarlo in braccio dentro l’aula del tribunale. Per richiesta della procura Čudaev, muovendo a stento la bocca, ha confessato tutte le sue deposizioni contro Lomaev e Vladovskich. E, naturalmente, anche quelle contro se stesso.
Circa un mese dopo Čudaev è riuscito a mandare una lettera dal carcere: “Io non posso più sopportare tutte queste torture. Ora ho paura persino, quando aprono semplicemente la porta… Io non ho mai preso parte a neppure uno di tutti questi reati. Erano gli inquirenti stessi a riferirmi la data del reato e mi dicevano: “Ecco a questo reato hai preso parte” e poi mi picchiavano. Dopodiché mi obbligavano a imparare a memoria le deposizioni.
Ecco è così che costruiamo i “terroristi islamici”, ma in Russia non è più permesso scrivere liberamente di questo. Alla stampa è vietato esprimere compassione per la gente, condannata per terrorismo, anche se ci sono sospetti, che siano diventate vittime di errori giudiziari. Negli anni della perestrojka noi, con eccezionale tenacia, abbiamo lottato per il diritto dei condannati di ricorrere in appello, per il loro diritto alla grazia, sapendo, quanti errori giudiziari si compiono nel paese e, in seguito, è stata creata la Commissione speciale per le richieste di grazia (alla presenza del presidente della Federazione russa).
Ora, con Putin, questa commissione è stata soppressa, la condanna a morte è stata reintrodotta di nascosto e gli errori giudiziari si considerano di nuovo come qualcosa di lecito e accettabile. Il flusso di casi giudiziari di “terrorismo islamico” ha inghiottito centinaia di persone innocenti, ma Basaev, come prima, continua a circolare libero. E la fine di tutto questo non si vede.
Ai condannati per “terrorismo islamico”, oggi, spetta la stessa sorte dei detenuti politici di “Arcipelago gulag”. Ma i termini della loro detenzione sono più lunghi: da 18 a 25 anni e li scontano nei campi di duro regime, nei boschi e paludi della Siberia, completamente isolati dal mondo esterno. Perfino ai rappresentanti della Croce Rossa non è permesso arrivare fin là.
La Russia, come in passato, è stata contagiata dallo stalinismo. Ma, pare, che assieme a lei sia stato contagiato anche tutto il resto del mondo; il mondo, che si è fatto piccolo per la paura della minaccia del terrorismo. Mi tornano ancora in mente le parole di un imputato, anche lui sottoposto a tortura: “Chi diventerò, come potrò vivere in questo Stato, se voi mi condannate, senza prove della mia colpevolezza, ad un termine di detenzione così lungo per un reato che non ho commesso?”.
Non ha neppure ricevuto risposta alla sua domanda e che ne sarà di noi, di tutti, chi può tollerare questo? Che cosa siamo diventati?
L’ARTICOLO È STATO PRESO DAL SITO DI: www.kavkazcenter.com (versione russa)
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